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Facchinetti Fogli - Insieme

 


 

“INSIEME”

Le canzoni commentate da Roby e Riccardo

STRADE (Facchinetti-Negrini)

ROBY E RICCARDO: “Strade” è il biglietto da visita del nostro progetto perché sintetizza molto bene il lavoro fatto in questi mesi per ottenere un sound in grado di tenere insieme energia e sensibilità, modernità e melodia, adattandosi a una scrittura destinata ad interpretazioni d’autore da parte di due vocalità particolari, in grado di amalgamarsi dentro un unico, inedito colore sonoro. “Strade” è poi uno dei quattro brani che godono degli ultimi testi regalati a Roby da Valerio Negrini prima di lasciarci: Valerio qui aveva scritto delle strade della vita, quelle che ci permettono di incontrare persone ed emozioni sempre diverse, quelle che per noi due si sono intrecciate a lungo, poi hanno seguito direzioni parallele, infine sono tornate a sovrapporsi in maniera meravigliosa. E non sapendo che “Strade” è di Valerio, si potrebbe crederla scritta apposta negli ultimi tempi per sottolineare la forza umana del nostro progetto; ma del resto crediamo che se Valerio fosse ancora qui, sicuramente per noi due “Strade” l’avrebbe scritta oggi. Perché, come dice la canzone in uno dei suoi passaggi poetici più emozionanti, “alla Negrini”, “Dalle stelle ci osservano forse più di noi”. Dalle stelle, sì: compresa quella su cui oggi abita il nostro poeta.

PER SALVARTI BASTA UN AMICO (Facchinetti-Bonomo)

RICCARDO: Inizialmente questo brano, ricco di ritmica e chitarre, volevamo intitolarlo “Nati dallo stesso grido” da uno dei passaggi centrali del bel testo di Andrea Bonomo, che ha saputo cogliere al meglio quanto questo nostro lavoro non potesse nascere senza un’amicizia importante, figlia di un’enorme somiglianza interiore fra me e Roby. In un secondo tempo però abbiamo preferito rendere evidente il concetto dell’amicizia sin dal titolo della canzone, sperando che così esso possa arrivare più facilmente a tutti, soprattutto ai più giovani: perché nella vita bisogna sempre avere l’umiltà di ascoltare i veri amici. Sono gli unici che possono aiutarci davvero, anche quando falliscono la società, la scuola, magari anche la famiglia. Io e Roby abbiamo fatto un cammino fortunato, ma abbiamo anche lavorato duro per arrivare sino a qui: e l’abbiamo imparato sulla nostra pelle, quanto sia importante e bello poter contare sull’amicizia. Ci piaceva cantarlo, anche: orgogliosamente, e nel modo musicalmente più incisivo possibile.

LE DONNE CI CONOSCONO (Facchinetti-Negrini)

ROBY: Anche questo è un brano firmato Negrini, e devo dire che anche qui Valerio si è superato, nello specifico confermandosi autore capace come nessuno di tratteggiare in profondità l’universo femminile. Ne “Le donne ci conoscono” credo addirittura che Valerio abbia scritto la più completa dedica che un uomo possa fare a una donna, da lui definita come colei che ha inventato l’amore e via via svelata nella sua superiorità rispetto a noi uomini: a livello emotivo, per coraggio nell’affrontare la vita, per sincerità nel viverla. Diego Calvetti ha poi svolto un pregevole lavoro di arrangiamento, riuscendo a dare a questa ballad una dinamicità necessaria a colpire l’ascolto. Non è facile riuscire in questo, però “Le donne ci conoscono” alla fine ci riesce: fra chitarre solide, tastiere limpide e grande lavoro sui dettagli degli strumenti e sul suono delle nostre voci unite. Permettendoci di proporre nel miglior modo possibile la poesia di Valerio, come ennesimo omaggio suo e nostro alla figura femminile.

IL RITORNO DELLE RONDINI (Facchinetti-Fogli)

RICCARDO: Fin dall’inizio di questo lavoro, nei giorni del nostro lungo ritiro dedicato alla prima scrematura dei brani, avevo chiesto a Roby se non avesse mica in serbo anche una bella melodia, larga, un po’ a romanza come negli episodi migliori del mio canzoniere, su cui provare a scrivere pure io qualcosa. E naturalmente, dopo qualche tempo ecco che mi fa sentire questa musica dallo sviluppo esplosivo ma non retorico: che subito ho preso per me e sulla quale ho voluto raccontare di una storia d’amore importante, con tutto il suo mistero. I protagonisti di questo amore ogni sera attendono abbracciati il momento in cui le rondini tornano verso i loro nidi, e nel loro abbraccio convivono la profondità di ciò che provano e la paura che un giorno tutto possa spegnersi, perché l’amore è fatto anche di chiaroscuri e anch’io non volevo rischiare l’ovvio. Tanto che l’immagine delle rondini l’ho presa dalla mia vita quotidiana: sulla mia piscina le rondini arrivano davvero, ogni giorno verso il tramonto, per bere un po’ prima di rientrare al nido. E a me piace stare in un angolo a contarle, godendo di quel magnifico e misterioso spettacolo della natura.

NOTTE A SORPRESA (Facchinetti-Negrini, cover del brano inciso dai Pooh nel 1979)

ROBY: Dei successi dei Pooh, “Notte a sorpresa” è uno di quelli cui sono più legato. Un po’ perché nasceva per “Viva”, album del 1979 fra i più fortunati del gruppo; e un po’ perché credo abbia ancora molto da dare, perché per fortuna non è stato “saccheggiato” nel tempo pur avendo venduto tantissimo nell’LP e come singolo. Per rileggere “Notte a sorpresa” nel 2017, Marco Barusso da bravo chitarrista ha puntato su un arrangiamento energico in cui ha inserito tutte le sue chitarre: che sono tante, credetemi… Ma penso che l’intento di far emergere l’attualità del pezzo, così facendo, sia stato centrato in pieno. Chi ama i Pooh noterà infatti subito come “Notte a sorpresa” qui sposti i propri accenti dalla solarità alla grinta, verso un’aggressività rock fatta non solo di chitarre: penso proprio che spiazzerà, insomma, e sono contento che anche questa canzone si possa mostrare, come tante cose dei Pooh, senza tempo.

INSEGUENDO LA MIA VITA (Facchinetti-D’Orazio)

 ROBY: È una confessione a cuore aperto, questo brano, grazie al testo-capolavoro dell’amico per sempre Stefano D’Orazio. E un po’ mi ha commosso un altro amico, che ascoltando il disco inter nos ha detto di essersi emozionato soprattutto con “Inseguendo la mia vita”, definendola un emblema della mia scrittura di melodie aperte, sviluppi di taglio colto, cantabilità orecchiabile ma non ovvia: insomma, di quel pop d’autore che provo a scrivere da sempre ed in cui qui dico anche di me, paure e pudori compresi. E senz’altro questo brano mi rappresenta molto, perché esplicitamente parla di me e del mio vissuto, della voglia di tanto in tanto di fare dei bilanci e del coraggio che ci vuole per chiedere scusa a chi si deve chiedere scusa, ammettendo gli sbagli che mi è capitato di fare. Non vorrei dire di più, in fondo questo pezzo soprattutto va ascoltato: per certi versi, mi sembra che possa stare al mio repertorio come a quello di Frank Sinatra sta “My Way”.

 ARIANNA (Facchinetti-D’Orazio)

RICCARDO: Questo è forse il pezzo più particolare, senz’altro il più inaspettato, di “Insieme”, che a mio avviso è una prova della poliedricità compositiva di Roby. Pur essendo un tangaccio, musicalmente si rifà un poco alla tradizione partenopea, e il bravo Stefano che se n’è accorto subito ha infilato un po’ di Napoli anche nel testo, speziandolo e scanzonandolo con i ricordi d’amore di una vita passata in tournée. Chiunque faccia il nostro mestiere, trattiene infatti dentro sé tracce più o meno antiche lasciate da qualche magnifica ragazza napoletana…E allora è stato bello cantare, qui, del “troppo mare negli occhi” delle donne del Sud: di quel loro sguardo che spacca in due, obbliga a non dimenticarle, lascia il segno di un taglio profondo nel cuore e nel tempo diventa mare di lacrime del rimpianto. Io ho cantato diverse volte brani della tradizione di Napoli, e altri vorrei un giorno poterne cantare: con “Arianna” e le sue piccole parti in dialetto partenopeo, lingua della passione, un po’ torno a farlo già in questo album.

PRIMA ROSA DELLA VITA (Facchinetti-Negrini)

ROBY: Chi conosce l’opera di Valerio sa che spesso, gli è capitato di riandare nei testi al suo passato, ai tempi degli slanci e di quella giovanile purezza interiore che solo lui ha saputo mettere in rima con malinconia e insieme dolcezza. “Prima rosa della vita” si inserisce in questo filone della sua scrittura, dato che vi ha voluto raccontare di un amore liceale o poco più, per una ragazza di Modena che so che non si chiamava Caterina, ma so pure che è esistita davvero. Valerio ha scritto di lei su questa mia ballad, trovandola di grande atmosfera, chiedendosi se oggi quella ragazza diventata donna saprà ancora amare come allora: però quando il suo testo si chiede dove sarà finita ora quella terra in cui amavamo senza bisogno di sovrastrutture, mi viene da rispondergli che c’è ancora. Quella terra, quel mondo, è nella musica. Cantando le parole di Valerio mi è sembrato chiaro, che non vinceva la malinconia: e che malgrado ciò che il tempo toglie, non muore mai la purezza dell’anima, non muore mai la poesia, non moriranno mai i poeti come lui.

STORIE DI TUTTI I GIORNI (Fabrizio-Fogli-Morra, cover del brano inciso da Riccardo Fogli nel 1982)

RICCARDO: Beh, di questa canzone sapete molto. Ha rappresentato il mio successo solista più importante, fra la vittoria a Sanremo nell’82 e il successivo suo trionfo all’estero… L’abbiamo scelta per questo, e anche perché Roby ha sempre apprezzato lo stile di Maurizio Fabrizio; poi il Maestro Chiaravalli ne ha fatto un bellissimo arrangiamento, dando a “Storie di tutti i giorni” la possibilità di una seconda vita, moderna e graffiante. Però forse non sapete come è nato il testo, di “Storie di tutti i giorni”. Quando nell’81 con Guido Morra lo scrivemmo, eravamo un po’ arrabbiati col mondo e già pensavamo al tempo che passa e se ne va: così scrivemmo di come questo tempo può offendere e ferire, e di quanto ci si possa salvare da esso con l’amore, certo, ma anche con le idee. Cogliendo quanto di buono la vita ci offre. Nacque così, “Storie di tutti i giorni”: tra voglia di reagire e spingere alla positività e un realistico, sottinteso riferimento al fatto che siamo tutti uguali e con gli stessi problemi, in fondo. Come scriveva Totò nella sua poesia “’A livella”, che un po’ ispirò all’epoca il brano.

IN SILENZIO (Facchinetti-Negrini, cover del brano inciso dai Pooh nel 1968)

RICCARDO: Il fatto è che questo pezzo dei Pooh, prima ancora che cantarlo nel nostro 45 giri del 1968, io l’ho visto nascere. A quei tempi ero spesso ospite a casa di Roby, per la forte amicizia già nata fra noi, specie quando non avevo soldi per tornare in Toscana col treno… Un mattino, ancora in pigiama, Roby mi disse “Senti che cosa ho scritto”, e al pianoforte attaccò “In silenzio”, che era ancora senza parole e che cantammo a lungo in uno slang bergamasco-maremmano. Dopo che Valerio scrisse un testo vero per quella melodia, la incidemmo su 45 giri assieme a “Piccola Katy”: che era il suo lato B e però in poco tempo divenne l’effettivo lato A, sopravanzandola. Io però avevo già deciso che una canzone così l’avrei cantata tutta la vita, Pooh o non Pooh: e così è stato, sino alla reunion del 2016 e a quegli emozionanti applausi ogni volta che la iniziavo. Insomma, “In silenzio” qui non poteva mancare e infatti eccola: con un nuovo, emozionante arrangiamento di Danilo Ballo che la avvolge e amplifica uscendo dal già sentito di pianoforte e archi.

E VANNO VIA (Facchinetti-Negrini)

ROBY: Questo testo Valerio l’ha scritto appena pochi giorni prima della sua scomparsa. E non è facile ora cantarlo: più di quando me lo consegnò è oggi, che mi appare chiaro quanto lui avesse capito che se ne sarebbe andato presto, e quanto volesse lanciare una sorta di saluto dai versi di “E vanno via”. Sono parole preziose e dolorose, quelle che Valerio ha scritto per questa mia musica incalzante, a tratti feroce, che evidentemente trovò perfetta per parlare di sé, di quel cuore che lo stava tradendo, di quel viaggio che intuiva alle porte. Io e Riccardo abbiamo voluto che “E vanno via” rispettasse Valerio sino in fondo, rimanendo il suo ultimo saluto, e per questo l’abbiamo pensata a chiusa del disco e lavorata come fosse un muro di suono: straziato e insieme illuminato da un magnifico solo di chitarra di Stef Burns, che ha impreziosito il respiro anche strumentale del pezzo. Un brano che per molti versi è diventato anche sintesi del lungo percorso di amicizia e lavoro fatto assieme a Valerio. Da suo “fratello”, spero poi nel brano di essere riuscito col canto a dare il giusto peso alle sue parole, di essere stato capace di dar voce con la mia voce al suo grido d’addio, di aver saputo condividere con lui tutto sino in fondo: dalla disperazione al dolore, sino… all’amore. Perché è “amore”, l’ultima parola pensata da Valerio per questo brano e per me. E l’emozione è stata immensa, quando è diventata l’ultima sua parola da cantare in questo album.